Delazione sui social network al tempo del Coronavirus

L’emergenza sanitaria conseguente al Covid-19 ha determinato l’applicazione di una serie di misure volte al contenimento dell’epidemia e alla tutela della salute dei cittadini. Tra queste, la più stringente è data dalla limitazione indicata nel Decreto Legge. n. 19 del 25 marzo 2020:

“alla possibilità di allontanarsi dalla propria residenza, domicilio o dimora se non per spostamenti individuali limitati nel tempo e nello spazio o motivati da esigenze lavorative o da situazioni di necessità o urgenza o motivi di salute o da altre specifiche ragioni”.

Al fine di assicurare il rispetto di tali misure, sono state previste sanzioni amministrative in denaro (da 400 a 3.000 euro) in caso di violazione delle disposizioni del decreto legge di cui sopra e, fino a 4.000 euro se la violazione avviene mediante l’utilizzo di un veicolo.

Cosa significa delazione

Questo termine è utilizzato sia in diritto penale che civile assumendo due accezioni molto distanti tra loro. Dunque cosa significa delazione?

In diritto penale per delazione si intende una denuncia (anche anonima) con la quale si mette a conoscenza l’autorità giudiziaria della commissione di un reato, un illecito o del suo tentativo.

La delazione prende invece un altro significato nel diritto civile in cui indica l’offerta dell’eredità nei confronti di coloro che hanno diritto di riceverla, intesa come l’insieme dei rapporti giuridici appartenenti al defunto.

Il caso sui social

L’osservanza delle regole è assicurata dai controlli delle forze di polizia e dalla polizia municipale, i quali possono ricevere segnalazioni di eventuali violazioni da parte dei cittadini. In questo periodo di quarantena, però, si è tristemente diffusa anche la pratica delle segnalazioni tramite social network, mediante la condivisione su gruppi pubblici o privati di fotografie di persone che escono di casa (per motivi per lo più ignorati dai delatori). 

Tuttavia le segnalazioni via Facebook non solo non rappresentano uno strumento utile alle autorità competenti, non essendo a queste ultime direttamente presentate, ma integrano a loro volta un illecito: l’abuso di immagine altrui, di cui all’art. 10 del codice civile.

Diritto all’immagine e alla riservatezza

La fotografia, infatti, costituisce uno strumento di identificazione di una persona ed è, pertanto, un dato personale che richiede il consenso dell’interessato per essere divulgato, a tutela sia del diritto all’immagine sia del diritto alla riservatezza, entrambi diritti inviolabili e costituzionalmente rilevanti.

Dunque il soggetto ritratto a sua insaputa, non avendo prestato consenso alla pubblicazione della propria immagine su internet, può chiedere al giudice l’emissione di un ordine di immediata rimozione dell’immagine da internet e il risarcimento del danno.

In alternativa, l’interessato potrà fare richiesta di rimozione della foto al publisher della foto o segnalare il contenuto al social network, il cui gestore, una volta venuto a conoscenza del fatto, è tenuto ad attivarsi. Infine, è possibile fare richiesta al Garante della Privacy per chiedere la cessazione del trattamento dei dati illecito e la conseguente rimozione della fotografia.

Aggravanti

La situazione si aggrava inoltre quando le foto pubblicate sono correlate da frasi rivolte a classificare i soggetti ripresi come trasgressori. In tali casi, infatti, l’interessato potrà sporgere querela nei confronti di chi ha pubblicato la fotografia e di chi ha commentato in modo offensivo
(spesso è sufficiente anche un like al post). Infatti, la pubblicazione di un messaggio lesivo della reputazione di un soggetto – individuabile grazie alla foto – su uno spazio virtuale che lo rende potenzialmente idoneo a raggiungere un numero indeterminato di persone, integra il delitto di diffamazione aggravata dall’utilizzo di altro mezzo di pubblicità, di cui al 3° comma dell’art. 595 del codice penale.

Cosa fare in caso di denuncia?

In caso di denuncia è importante affidarsi un professionista del settore, nello specifico a un avvocato penalista, che possa capire quale sia la migliore e più opportuna strategia difensiva per il proprio assistito.

Condividi su:

Studio Legale Ballai

via Sidney Sonnino 37

09125 Cagliari (CA)

P.I. 02995870926